ultimo aggiornamento il lunedì 19 marzo 2007

I prodotti erboristici ayurvedici: che cosa sono?

L’Ayurveda, l’antica dottrina medica indiana, insegna come sia possibile prevedere, riequilibrare e migliorare le interazioni fra corpo mente e spirito in modo da vivere in armonia.

La comune visione occidentale di un universo oggettivo, che siamo in grado di affrontare attraverso una rigorosa osservazione obiettiva, spesso ci induce a pensare come reale solo ciò che è possibile osservare fisicamente, che ad ogni causa corrisponda un effetto e che corpo e mente siano indipendenti l’uno dall’altra, facendoci perdere di vista l’universo microcosmico nel quale mente e materia interagiscono costantemente. Ritengo che per comprendere il "senso" e i risultati della medicina Ayurvedica sia assolutamente fondamentale addentrarsi nel pensiero indiano, una cultura a cui è estranea una logica rigorosamente dualistica o una visione moderna in cui per conoscere l’intero è sufficiente studiare le parti che lo compongono. L’obiettivo che mi prefiggo in questo articolo è quello di cercare di chiarire un punto che ritengo fondamentale nella medicina Ayurvedica e che in questi anni in Italia, penso, si sia perso di vista: il superamento di un approccio sintomatologico. E’ ormai consuetudine reperire sul mercato prodotti erboristici, cosidetti Ayurvedici, che vengono prescritti da medici, o consigliati da farmacisti ed erboristi, attraverso un approccio puramente sintomatologico, facendo sì che il paziente o il cliente pensino di essere di fronte ad un trattamento Ayurvedico, quando invece si pratica un trattamento di fitoterapia, dove il più delle volte l’approccio è del tipo: uso l’erba A per curare la malattia B.

In Ayurveda vi sono tre concetti fondamentali: i tre dosha, Pitta, Vata e Kapha; Agni il fuoco digestivo; Aam il muco tossico. Charaka definisce l’essere umano come l’insieme dei Cinque Grandi Elementi, più il "sè immateriale", ed è partendo da una corretta diagnosi che si riesce ad individuare quale elemento sia in disarmonia. Fra gli otto fattori diagnostici solitamente utilizzati nella medicina Ayurvedica, tra cui l’esame delle feci, quello delle urine e quello della lingua, il più importante è sicuramente l’esame delle pulsazioni dell’arteria radiale: la cosidetta lettura del polso, un metodo di indagine che è una vera e propria arte, ma che, purtroppo, è sempre più raro trovare fra le conoscenze dei dottori specializzati in medicina Ayurvedica. Infatti, per approfondire questo tipo di diagnosi, così fondamentale nell’Ayurveda, è necessario investire molto del proprio tempo per recarsi direttamente in India ed avere in questo modo la possibilità di formarsi al fianco di quei pochi, veri, grandi maestri, ormai rari anche in quelle Terre d’Oriente.

Per quanto riguarda il prodotto ayurvedico, è importante sottolineare che esso viene denominato tale non per la sua composizione, bensì per l’approccio con cui si consiglia. Anche una mela o un aglio li posso definire ‘ayurvedici’ nel momento in cui li assumo per ottenere un effetto sui Tridosha. Ovviamente sarà un medico specializzato, profondo conoscitore della diagnosi attraverso la lettura del polso, a diagnosticare quale elemento sia in eccesso o in difetto nel mio organismo e quindi quali alimenti, con predominanza di quell’elemento, sarà opportuno eliminare dalla mia dieta e nel contempo quali erbe o gruppi di erbe sarà necessario assumere per aumentare o diminuire quel dato elemento. Nella Medicina Ayurvedica, a due persone che sono afflitte dalla medesima patologia è frequente che vengano prescritti rimedi e diete molto differenti, come è frequente che due persone con patologie completamente diverse si ritrovino ad utilizzare le medesime erbe.

Una commercializzazione dei prodotti erboristici ayurvedici finalizzata ad un approccio sintomatologico, oltre che snaturare i principi su cui si basa questa millenaria scienza, ha creato non pochi problemi alle autorità sanitarie competenti, che a questo punto ritengono si possa parlare non più di prodotti erboristici, ma di farmaci. A differenza di quanto si creda (nel mondo occidentale) in Occidente, in Oriente si riconosce finalità terapeutica a qualunqua elemento di origine animale, vegetale o minerale si possa trovare sulla Terra, in quanto ogni sostanza ha un effetto sui cinque elementi e quindi sulle funzioni fisiologiche.

La legislazione italiana considera una medicina qualunque sostanza a cui venga data una finalità terapeutica. Detta sostanza, così promossa, deve soggiacere alla sperimentazione, alla ricerca e all’approvazione degli organi competenti, come qualunque medicinale. Per tutti i prodotti erboristici, composti da elementi di origine animale, vegetale o minerale, diventa indubbiamente impossibile poter essere presenti sul mercato alla luce del sole, con le loro caratteristiche e pregi e in virtù delle loro proprietà, supportate da una bibliografia e da una sperimentazione sul campo derivata da un’esperienza di centinaia, se non di migliaia di anni, nelle diverse culture. Con questo voglio dire che, onestamente, sarebbe molto ipocrita considerare qualunque prodotto erboristico privo di finalità terapeutiche. Resta il fatto che è assolutamente improprio considerare il prodotto ayurvedico come un prodotto diverso da quello che può essere un prodotto erboristico. Questo, ripeto, diventa ‘ayurvedico’ a seconda dell’approccio che si utilizza al momento dell’assunzione. Per fare un esempio, il concetto vale per un prodotto a base di Mirobalano, come per l’estratto di aglio.

Ad oggi, il fatto di considerare un prodotto erboristico non medicinale dipende dal fatto che questo non sia seguito da nessun tipo di documentazione che ne descrivi gli effetti terapeutici. Ecco che allora viene spontaneo chiedersi se un medico, che ritenga di poter ottenere dei risultati terapeutici attraverso l’utilizzo di determinati alimenti (o addirittura, attraverso la non assunzione di alimenti o medicine, come durante un digiuno terapeutico), debba domandarsi, ogni qualvolta ne consigli l’uso, se un alimento, per poter essere ritenuto ‘curativo’, sia da sottoporsi alla sperimentazione e all’iter a cui sono sottoposti tutti i medicinali.

Simone Rossi Doria